L’analisi dei costi rappresenta una chiave di lettura centrale per comprendere il reale confronto tra fondi ed ETF. Utilizzando i dati dell’Annuario sul risparmio gestito 2025, l’articolo mostra come il vantaggio di costo degli ETF risulti determinante nelle esposizioni core e nei mercati più efficienti, mentre in segmenti caratterizzati da maggiore complessità o inefficienza informativa la gestione attiva possa giustificare livelli di costo più elevati. Ne emerge una lettura non ideologica del tema, in cui il costo non è un fine, ma una variabile da valutare in relazione alla funzione dello strumento, al profilo di rischio e agli obiettivi di portafoglio.
L'Annuario 2025 sul risparmio gestito fotografa un'industria che non insegue nuovi temi, ma riorganizza l'offerta esistente. Il confronto tra stock a fine 2024 e nuovi lanci rivela una correzione strategica: nei fondi cala l'azionario puro e crescono multi-asset e ritorno assoluto; negli ETF si rafforza l'obbligazionario e compaiono monetari e strategie alternative. I temi tecnologici migrano verso gli ETF, mentre i fondi privilegiano gestione attiva del rischio e diversificazione geografica. Non è espansione quantitativa, ma ricomposizione qualitativa: l'industria costruisce il rischio in modo diverso.
L’Annuario del Risparmio Gestito 2025 offre una lettura strutturata dell’andamento dei mercati finanziari e delle principali asset class nel corso dell’anno. Attraverso analisi quantitative, classifiche di performance e approfondimenti tematici, il documento fornisce una panoramica completa sull’evoluzione dell’offerta e sui risultati del risparmio gestito in Italia.
Il quarto trimestre del 2025 conferma una crescita selettiva e fortemente concentrata. Le materie prime, trainate dai metalli preziosi, dominano le performance, mentre l’azionario mostra tenuta ma richiede scelte mirate. L’obbligazionario resta sotto pressione, penalizzato dal rischio di tasso. Un contesto che premia specializzazione e gestione attiva più della diversificazione tradizionale.