La ricomposizione dell’offerta

1/23/2026 6:09:57 PM

Cosa ci dicono i nuovi lanci del 2025?

L’industria del risparmio gestito riduce l’azionario puro e rafforza multi-asset, ritorno assoluto e gestione del rischio

L’Annuario sul risparmio gestito 2025 consente una lettura compiuta del mercato non solo in termini di performance, ma anche dell’evoluzione dell’offerta di fondi ed ETF investibili. La disponibilità del quadro completo permette di superare la descrizione dei singoli segmenti e di osservare con maggiore precisione le scelte strutturali dell’industria, mettendo a confronto lo stock di prodotti esistente a fine 2024 con la composizione dei nuovi lanci del 2025. In un contesto ormai ampiamente maturo, in cui l’universo investibile risulta già estremamente articolato, i nuovi prodotti non rappresentano una crescita indistinta dell’offerta, bensì una selezione mirata delle aree sulle quali gli operatori decidono di allocare capacità progettuale, risorse organizzative e attenzione commerciale. È in questa selettività che il confronto tra stock e nuovi lanci assume valore informativo, perché consente di cogliere non tanto ciò che il mercato offre, quanto ciò che l’industria sceglie di sviluppare nella fase attuale.

Questo approccio richiede tuttavia una precisazione metodologica. Il confronto assume implicitamente che lo stock preesistente rappresenti una “norma” di riferimento, utile per valutare gli scostamenti introdotti dai nuovi lanci. Tale norma, però, non è il risultato di un disegno unitario, bensì di una stratificazione storica di prodotti nati in contesti di mercato differenti, sotto vincoli regolamentari, macroeconomici e distributivi non omogenei. Ne deriva un inevitabile margine di aleatorietà, che non indebolisce l’analisi, ma ne delimita il perimetro interpretativo: il confronto non misura una deviazione da un equilibrio teorico, bensì una correzione progressiva di un’eredità industriale, e va quindi letto come indicazione di tendenza più che come giudizio assoluto sull’allocazione ottimale dell’offerta.

Qualche numero chiave

Lo stock iniziale fotografa un mercato già ampio e maturo. A fine 2024 il numero complessivo di fondi censiti superava le 78.500 unità, di cui oltre 24.300 destinati al retail italiano, pari a circa il 31% del totale. Nel comparto ETF, lo stock complessivo superava le 16.000 unità, con circa 1.900 strumenti quotati su Borsa Italiana, poco meno del 12% dell’universo disponibile. Su questa base si innestano i lanci del 2025, pari a poco più del 4% dello stock per i fondi e a una quota significativa, ma comunque minoritaria, per gli ETF. La dimensione dell’incremento, di per sé contenuta, suggerisce che non siamo di fronte a una fase di espansione quantitativa, bensì a una ricomposizione dell’offerta.

Il confronto per macro-asset class rende questa ricomposizione particolarmente evidente. Nel comparto fondi, lo stock a fine 2024 risultava fortemente orientato verso l’azionario, che rappresentava il 42% dell’universo, seguito dall’obbligazionario con il 32% e dal ritorno assoluto con il 15%. Nel 2025, tuttavia, solo il 30% dei nuovi lanci è riconducibile a fondi azionari, con una riduzione di circa dodici punti percentuali rispetto alla “norma” storica. Parallelamente, i fondi di ritorno assoluto rappresentano il 22% dei lanci, oltre sette punti percentuali sopra la loro incidenza sullo stock, mentre i fondi diversificati passano dal 9% dello stock al 18% dei nuovi prodotti. L’obbligazionario, con il 29% dei lanci a fronte del 32% dello stock, si mantiene sostanzialmente in linea, mentre monetari e categorie residuali restano marginali. Nel complesso, i numeri indicano una chiara riduzione dell’enfasi sull’azionario puro e un rafforzamento delle soluzioni multi-asset e a rischio controllato, che assumono un ruolo centrale nella nuova offerta.

Nel mondo degli ETF la dinamica è diversa ma coerente nella logica di fondo. Lo stock a fine 2024 era dominato dagli azionari, pari al 69% dell’universo, seguiti dagli obbligazionari con il 22% e dalle commodities con il 6%. I lanci del 2025 mostrano una diminuzione relativa degli azionari, che scendono al 62%, e una forte crescita degli obbligazionari, che salgono al 29%. Ancora più significativo è l’aumento dei monetari, che passano dall’1% dello stock al 3% dei nuovi ETF, e del ritorno assoluto, che da una presenza quasi trascurabile nello stock raggiunge il 4% dei lanci. Le commodities, al contrario, risultano fortemente sottorappresentate nei nuovi prodotti. Anche in questo caso, l’offerta si orienta verso strumenti di gestione del rischio e della liquidità, coerentemente con l’uso sempre più tattico degli ETF nei portafogli.

Le scelte diventano ancora più leggibili osservando la dimensione geografica. Nel comparto fondi, i lanci del 2025 mostrano una maggiore enfasi sull’Europa e sull’Italia, che aumentano significativamente la loro incidenza rispetto allo stock, mentre diminuisce il peso dei prodotti focalizzati su Asia-Pacifico e mercati emergenti. Crescono inoltre le soluzioni che combinano paesi sviluppati ed emergenti, a conferma di una preferenza per esposizioni geografiche più ampie e meno concentrate. Negli ETF, il 2025 segna una forte crescita dei prodotti globali e un rafforzamento delle esposizioni europee ed EMU, accompagnati da una riduzione della dipendenza da prodotti specificamente focalizzati sugli Stati Uniti. Il dato suggerisce una ricerca di maggiore equilibrio geografico, più che un vero disimpegno da singole aree.

Un segnale particolarmente interessante emerge dall’analisi dei settori e dei temi. Tra i fondi, i prodotti tematici azionari risultano nettamente sottorappresentati nei lanci del 2025 rispetto allo stock, con una riduzione di oltre cinque punti percentuali. Temi come l’Intelligenza Artificiale, la robotica o la blockchain registrano un numero molto limitato di nuovi fondi, nell’ordine di poche decine, a fronte di uno stock già ampio. Questo indica che tali temi sono entrati in una fase di piena maturità industriale e non richiedono più una proliferazione di veicoli dedicati. Negli ETF, invece, i temi tecnologici emergono con maggiore chiarezza: blockchain, criptovalute e, in misura minore, intelligenza artificiale mostrano una sovra-rappresentazione nei lanci rispetto allo stock, segnalando che l’ETF resta il contenitore privilegiato per offrire esposizioni tematiche dirette, standardizzate e immediatamente negoziabili.

Anche l’analisi delle scadenze obbligazionarie rafforza la lettura complessiva. Nei fondi cresce il peso delle soluzioni “all maturity”, che consentono una gestione più flessibile della curva, mentre negli ETF aumentano in modo significativo i prodotti a brevissima scadenza e monetari, coerentemente con un utilizzo di questi strumenti come componenti tattiche o di parcheggio della liquidità. In entrambi i casi, l’offerta recepisce un contesto in cui la gestione del rischio di tasso e della volatilità rimane una priorità.

Nel complesso, l’Annuario 2025 restituisce l’immagine di un’industria che non sta inseguendo nuovi temi, ma sta riorganizzando l’architettura dell’offerta. I lanci dell’anno non replicano la struttura storica dello stock, ma la correggono, riducendo l’esposizione direzionale pura e rafforzando le soluzioni che incorporano diversificazione, gestione attiva del rischio e orizzonti temporali guidati. Nei fondi, questo si traduce in un maggiore peso di multi-asset e ritorno assoluto; negli ETF, in un rafforzamento dell’obbligazionario, dei monetari e dei temi tecnologici più facilmente standardizzabili. È in questa differenza tra ciò che esiste e ciò che viene aggiunto che si coglie il segnale più rilevante del 2025: non un cambiamento di mercato, ma un cambiamento nel modo in cui l’industria sceglie di costruire e proporre il rischio.


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