Un inizio anno sbilanciato ma coerente
Il mese di gennaio presenta un quadro di mercato complessivamente positivo, ma fortemente sbilanciato nella distribuzione dei rendimenti tra asset class e segmenti interni. L’elemento dominante è la netta sovraperformance delle materie prime, che imprime una direzione chiara all’intero sistema, lasciando sullo sfondo sia l’azionario tradizionale sia il comparto obbligazionario.
Nel complesso, le commodities registrano un progresso medio superiore all’8%, configurandosi come principale fattore di generazione del rendimento. L’azionario globale segue con un incremento intorno al 2,7%, mentre il reddito fisso evidenzia una lieve contrazione, prossima allo 0,4%, confermando una fragilità strutturale che permane nonostante l’avvio del nuovo anno.
L’effetto combinato di queste dinamiche produce risultati positivi su tutte le principali tipologie di portafoglio. I profili dinamici si collocano intorno a +1,5%, quelli moderati poco sopra l’1%, mentre anche i portafogli prudenti chiudono il mese in territorio positivo, a testimonianza del ruolo compensativo svolto dalle asset reali.
Azionario ampiamente positivo ma fortemente concentrato
Il mercato azionario mostra a gennaio un’estensione particolarmente ampia delle performance positive, con oltre il 90% delle categorie in rialzo. Tuttavia, l’analisi per aree geografiche e settori rivela una concentrazione significativa dei rendimenti, che ridimensiona la lettura puramente quantitativa del dato.
Le migliori performance provengono in modo netto dai mercati emergenti, con Corea e Turchia ai vertici delle classifiche mensili, seguite dall’America Latina e dal Brasile. L’Asia, nel suo complesso, si colloca davanti all’Europa e agli Stati Uniti, che pure registrano risultati mediamente positivi, ma con un’intensità inferiore.
A livello settoriale emerge una chiara preferenza per i comparti legati ai materiali. Metalli, minerali e materie prime chimiche segnano rialzi a doppia cifra, riflettendo una ricerca di esposizione a fattori reali e ciclici. All’opposto, alcuni segmenti tecnologici e fintech evidenziano le flessioni più marcate del mese, confermando una persistente selettività nei confronti delle aree più sensibili alle valutazioni e alle aspettative di crescita di lungo periodo.
Reddito fisso e penalizzazione della duration
Il comparto obbligazionario continua a presentare un andamento disomogeneo. Nel mese prevalgono le strategie con esposizione a duration contenuta o con una componente valutaria significativa, mentre le obbligazioni governative e corporate statunitensi restano tra le peggiori categorie.
Le migliori performance si osservano nei convertibili, in particolare nell’area Asia-Pacifico, e nelle esposizioni in valute come corona norvegese, dollaro australiano e franco svizzero. Tali risultati suggeriscono che, in assenza di una chiara inversione del ciclo dei tassi, il contributo valutario e la flessibilità strutturale continuano a rappresentare elementi centrali nella costruzione del rendimento obbligazionario.
Di contro, le obbligazioni in dollari statunitensi, lungo tutta la curva, mostrano rendimenti negativi, confermando una persistente avversione del mercato per le scadenze medio-lunghe e per i segmenti più esposti al rischio di tasso.
I fondi vantano una leadership senza ambiguità
Le classifiche dei fondi riflettono in modo coerente il quadro emerso a livello di asset class. Le prime posizioni sono occupate quasi esclusivamente da strategie legate ai metalli preziosi, al mining e alle materie prime, con performance mensili spesso superiori al 20%.
Accanto a queste si distinguono alcune strategie azionarie focalizzate sui mercati emergenti, in particolare Corea e Turchia, mentre nel reddito fisso emergono ancora una volta i fondi convertibili asiatici e alcune soluzioni high yield selettive. La dispersione dei risultati rimane elevata, ma la direzione complessiva è chiara e difficilmente equivocabile.
Gli ETF amplificano le dinamiche
Nel segmento ETF le stesse tendenze risultano ulteriormente amplificate. Le commodities, e in particolare l’argento, dominano le classifiche mensili con rialzi estremamente elevati, mentre gli ETF azionari su mercati emergenti e settori legati alle risorse naturali occupano stabilmente le posizioni di vertice.
Sul fronte opposto, alcune esposizioni geografiche asiatiche e settori difensivi o finanziari registrano risultati negativi, evidenziando come il mercato continui a penalizzare le aree percepite come meno allineate al contesto macro e alle dinamiche inflattive.
Considerazioni di allocazione
Il mese di gennaio restituisce un quadro in cui la diversificazione tradizionale appare meno efficace rispetto al passato. La generazione del rendimento risulta fortemente concentrata su specifiche asset class, aree geografiche e settori, mentre le esposizioni più generiche tendono a produrre risultati modesti o nulli.
Le materie prime si confermano come principale motore di performance, l’azionario richiede un approccio selettivo e il reddito fisso resta un elemento da gestire con cautela, privilegiando flessibilità, duration contenuta e nicchie ben definite. In questo contesto, la costruzione del portafoglio beneficia di scelte mirate e di una gestione attiva capace di accettare una maggiore asimmetria dei risultati.